Il #Mismatch tra #lavoro e #formazione

Un recente studio dell’ILO, condotto da Theo Sparreboom, stima in una percentuale che varia tra il 25 e il 45 per cento il numero dei lavoratori che in Europa sono sovra o sotto qualificati per il tipo di lavoro svolto. La percentuale varia secondo i diverso paesi membri, e quantifica in maniera immediata il fenomeno del mismatch tra offerta e domanda di lavoro nel vecchio continente. Tra i lavoratori sovra-qualificati, le donne e i giovani sono sovra rappresentati.
Più nel dettaglio lo studio dell’ILO rivela che mentre il numero dei sovra-qualificati è cresciuto tra il 2002 e il 2012, quello dei sotto-qualificati è sceso nella maggior parte dei paesi. Una delle cause è probabilmente l’impatto della crisi economica globale, ma non solo. Le competenze fornite ai lavoratori spesso non corrispondono a quelle ricercate dai datori di lavoro.

ILO

Una azienda funziona meglio quando riesce a trovare le persone giuste e le mette nel posto giusto. Sembra banale, o quasi impossibile, ma non è così.
Basta spostare la selezione dei candidati non sulla sola formazione ma sulle competenze e sulle capacità che il candidato dimostra di avere.
In altre parole basta rimettere al centro la persona, che è molto di più di quello che ha imparato fino all’ atto del colloquio, o di quello che sarà il suo contratto di lavoro. Nonostante le condizioni in cui la “persona” si forma e acquisisce le competenze non siano le migliori possibili.
Mancano i servizi in grado di collocare le risorse e opportunità di formazione, e soprattutto manca la capacità di stabilire relazioni efficaci tra scuola e formazione da un lato e mondo del lavoro dall’ altro.
Le possibili soluzioni, sulle quali si discute da tempo non solo in Italia, sono individuabili nel rafforzamento di sistemi di apprendistato di qualità per i giovani, sistemi in grado di collegare la scuola e la formazione alle pratiche del lavoro concreto. A questo si deve aggiungere la necessità di garantire alti livelli di istruzione e la possibilità di favorire la diffusione della formazione permanente a tutti i lavoratori.
Nel nostro Paese le riforme in atto sulla scuola e sul mondo del lavoro sembrano andare in questa direzione, promuovendo, e rendendo necessario un nuovo sistema che metta in rete le risorse del pubblico e del privato, un dialogo dinamico e costruttivo tra le parti sociali e le amministrazioni pubbliche e la condivisione dei costi tra il pubblico e il privato al fine di impiegare le risorse per garantire servizi per l’impiego efficienti.
Elisa Todesco

I LABORATORI TERRITORIALI PER L’EDUCAZIONE

I laboratori territoriali per l’educazione 

L’Istat stima che la disoccupazione giovanile, cioè dei giovani con un’età compresa fra i 15 e i 24 anni, sia oltre il 40%. Per essere precisi il 42,7% nel 2014 dei giovani virgulti del Belpaese non lavorava. E Il dato è quello della media nazionale, che nasconde situazioni locali molto diverse fra loro e casi allarmanti. 

Per invertire questa tendenza e facilitare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, il Ministero dell’Istruzione ha previsto, nel decreto della buona scuola, l’istituzione dei “Laboratori territoriali per l’occupazione”. 

Al via da questo mese di settembre, i Laboratori dovrebbero mettere in contatto studenti, formazione extrascolastica e imprese, riattivando così un collegamento efficace fra scuola e lavoro.  L’obiettivo finale è aumentare l’occupabilità dei giovani, evitando che si verifichi dispersione scolastica, e che i neodiplomati si trasformino velocemente in NEET (Not Engaged in Education, Employment or Training), persone che non studiano e non lavorano.

Mettendo al centro la persona e il territorio, i laboratori territoriali per l’occupabilità aiutano i giovani a seguire le proprie passioni e i propri interessi, fornendo loro competenze e professionalità e incentivando lo spirito di autoimprenditorialità. Il laboratorio è un luogo d’incontro fra la tradizione del territorio, la sapienza del Made in Italy e il modo più all’avanguardia di fare impresa e creare reti sociali, tramite Fab Lab e Incubatori. Alternando corsi mirati e professionalizzanti all’apprendistato direttamente in azienda vengono offerte competenze trasversali, che proiettino i ragazzi nel futuro, ma che offrano loro anche solide radici nel territorio.

Anche se ancora incerto è il numero di laboratori che verranno attivati ( si parla di 15 in tutta Italia), i fondi destinati ad ognuno di essi saranno € 750.000,00, che potranno essere utilizzando, fra le altre cose, anche per la modernizzazione delle strutture ospitanti il Laboratorio, luogo che spesso coinciderà con lo stesso istituto scolastico. Questa è la risposta indiretta al report pubblicato poco fa da Save the Children, che riconosceva fra le cause dell’inefficienza scolastica italiana proprio il fatto che le strutture scolastiche non fossero adeguate. 

Elisa Todesco

DALLA SCUOLA AL LAVORO. L’OMAR DI NOVARA

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Dalla scuola al lavoro: lOmar di Novara

Tra i diversi siti in cui si terranno gli OpenDays di IoLavoro in Piemonte c’è l’ITIS Omar di Novara, l’istituto tecnico della classe dei miracoli, come la hanno definito i giornali locali che se ne sono occupati qualche settimana fa.

Il fatto ha del sorprendente: in una classe di su 23 neodiplomati dopo due mese tutti e 23 lavoravano, in una Regione, il Piemonte dove un giovane su due non ha lavoro. La storia dell’Omar è bella e lascia stupiti, visti i dati del mercato del lavoro in Italia, ed in Europa, che non sa come risolvere il problema della disoccupazione giovanile, o almeno come ridurne la portata sulla società e sui mercati.

Il miracolo dell’Omar però non ha nulla di divino, né di trascendente, anzi. E’ frutto di una accurata programmazione, che nasce dall’analisi dei bisogni delle aziende del territorio. E’ il risultato di un metodo “didattico” che punta quasi tutto sulla pratica, più che sulla teoria: più laboratori, più esperimenti e più creatività da esercitare nella costruzione dei manufatti. Infine è il prodotto del coraggio di un grande Preside, Francesco Ticozzi, capace di leggere il territorio e di capire cosa serve alle aziende, immaginando le evoluzioni di un mercato che abbina una forte tradizione manifatturiera alla vocazione per l’innovazione. Ed in grado di capire che agli studenti serve sicuramente una formazione di eccellenza, che dia una professione ed una professionalità di qualità, ma non solo.

All’Omar hanno pensato di spiegare ai ragazzi come si scrive un curriculum e come si sostiene un colloquio, cercando sinergie ed intese con quanti nel territorio si occupavano di lavoro e di politiche attive del territorio, tra i quali Sinergie Italia, una delle APL operanti sul territorio. E lo hanno fatto senza aspettare il JobsAct o la garanzia giovani del Ministro Giuliano Poletti, e, per certi versi, anticipando anche le linee guida della #BuonaScuola, che punta al raccordo tra la didattica e lo sbocco occupazionale attraverso la buona scuola. L’Itis Omar deve al suo radicamento territoriale i suoi risultati. Una delle chiavi per risolvere la questione della disoccupazione giovanile sembra essere nella capacità del territorio di fare sistema e mettere in rete le risorse di cui dispone. La questione del lavoro dovrebbe diventare un priorità per l’intero sistema di comunità, e tutti coloro che ne fanno parte dovrebbero assumersi la responsabilità dell’azione finalizzata a promuovere opportunità ed inserimenti. Se il sistema di aziende, scuole e enti locali è in grado di fare rete allora ci possono essere i “miracoli” come quelli dell’Omar di Novara.