#Freelance’s Mood

Sabato 24 ottobre Acta ha organizzato il Freelance Day in Toolbox, il poliedrico coworking di Torino. Una giornata di incontri, workshop e panel dedicati ai freelance di tutta Italia, con grande partecipazione, e variegata, di liberi professionisti di tutte le età e di tutti i settori.
Un occasione per affrontare i temi che ci toccano più da vicino, discuterne insieme, fare rete. L’approccio è quello di Acta, l’associazione dei freelance, che in uno spazio come quello di Toolbox trova il giusto contesto, favorevole alla condivisione di esperienze e competenze per un beneficio comune.
Acta dal 2004 si preoccupa di dare la giusta rappresentanza ai professionisti del “terziario avanzato”: tutti quei lavoratori autonomi generalmente al di fuori degli Ordini e Albi professionali, accomunati dal rivolgersi a clienti sia pubblici che privati, ma privi di rappresentanza del mondo del lavoro. Da anni Acta si batte con il Governo per richieste di equità, riforme che mirino all’eliminazione di discriminazioni e all’estensione di diritti che dovrebbero essere universali, con un occhio di riguardo al welfare e al fisco.

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Il FreelanceDay quest’anno è alla seconda edizione, e il successo è stato garantito da una grande partecipazione di freelance provenienti da tutta Italia. Durante tutta la giornata sono stati allestiti dei corner dedicati a consulenze individuali molto accattivanti, ovvero di grande attualità: “DemolitionBio”, “HorrorPictureShow” e “VisualIdentityCheckUp” solo per citarne alcuni, senza dimenticare il sempre affollato “FreelancePsychiatricHelp”.
Nelle sale a disposizione del coworking invece sono stati ambientati i diversi panel e workshop in programma: alcuni nella cucina comune, altri nelle “aule studio/lavoro” generalmente a disposizione dei coworkers stessi. Sono stati toccati gli argomenti più disparati, al fine di informare, discutere e confrontarsi a 360° con un approccio senza barriere.
Dall’orientamento e consigli per i giovani freelance fino alle “istruzioni” su come fare un sito web, come e quanto farsi pagare o come redarre un contratto, passando dall’analisi degli strumenti a disposizione per gestire il tempo, la famiglia e il lavoro stesso.
Un susseguirsi di occasioni di confronto e dibattiti al fine di aggiornarsi e mettersi al riparo dai rischi ma anche dalle riforme, le malattie e i vari inconvenienti nei quali si può imbattere un freelance.
La costituzione italiana afferma che siamo una repubblica fondata sul lavoro, e Acta rivendica tutto il lavoro, non solo quello dipendente: unendo le differenti forme di lavoro indipendente in un’unica rete e andando oltre le organizzazioni per singole professioni.

Diana Montagna

Il #JobsAct per i #Freelance

La legge di stabilità 2016 guarda per la prima volta ai freelance: dopo anni di battaglie sono stati ottenuti alcuni risultati riguardanti la disciplina e la tutela dell’attività professionale e della sfera privata.
I freelance in Italia sono sempre stati considerati dei lavoratori di serie B, con meno tutele e molti più oneri rispetto ai lavoratori dipendenti, finiti nel dimenticatoio de legislatore e dei sindacati. Ora per la prima volta vengono previste norme e agevolazioni dedicate, tanto da parlare del “JobsAct del freelance”.

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E’ stata bloccata l’aliquota per i contributi previdenziali degli iscritti alla gestione separata al 27,72%, nell’ottica speranzosa che un giorno possa abbassarsi al 24% come per tutti gli altri, indipendentemente dall’ordine o categoria di appartenenza.
Il Governo intende eliminare quelle discrasie tra il potere contrattuale del professionista e del committente: in primis sarà vietata la rescissione senza preavviso e unilaterale dei contratti senza un adeguato risarcimento, nonché l’introduzione del diritto allo sfruttamento della proprietà intellettuale delle invenzioni.
Oggi i lavoratori autonomi vengono tassati con una aliquota sostitutiva del 15% purché il fatturato resti sotto una certa soglia che cambia a seconda del tipo di attività. Nel caso dei free lance si parla di 15 mila euro l’anno. Il governo vuole aumentare la soglia al di sotto della quale viene applicata l’aliquota sostitutiva del 15%. Nel caso dei free lance si arriverà a 30 mila euro l’anno. Inoltre verrà introdotta un’aliquota agevolata per i primi 5 anni di attività al 5% (sempre per redditi fino al tetto di 30 mila euro). Questo paragrafo l’ho copiato uguale da un articolo del corriere, era scritto troppo bene e nn riuscivo a cambiarlo!
Per la prima volta è stato riconosciuto lo smartworking, concordando con l’Inail una modalità che consente l’assicurazione del lavoratore che opera da casa senza oneri maggiori per l’azienda.
Grandi novità nell’ambito delle tutele. Per quanto riguarda il rispetto dei termini di pagamento ad esempio, alla scadenza dovrebbe scattare automaticamente il risarcimento sin dal primo giorno di ritardo.
Un occhio di riguardo è stato dedicato anche alla sfera privata, perché anche i freelance si ammalano e hanno una famiglia, come tutti i comuni mortali: in caso di malattia grave per oltre 60 giorni possono astenersi dal versamento dei contributi previdenziali, parallelamente all’equiparazione alla degenza ospedaliera dei periodi di degenza domiciliare certificata come conseguenza di malattie gravi.
Inoltre le mamme freelance non avranno più l’obbligo di astensione dal lavoro per poter fruire dell’indennità di maternità, una misura richiesta da anni in quanto discriminante della figura di donna e mamma, che in molti casi si può permettere di portare avanti una gravidanza lavorando senza incorrere in rischi e complicazioni.
Inoltre i congedi parentali dovrebbero essere estesi sino a 6 mesi (attualmente sono 3 mesi) e dovrebbero essere fruibili anche dai papà.
Dal punto di vista delle agevolazioni è stata finalmente prevista l’ eliminazione dei vincoli che impediscono l’accesso dei professionisti autonomi ai bandi pubblici e la deducibilità totale delle spese di formazione, sino ad un massimo di 10.000 euro, senza alcun vicolo di accreditamento, contro la deducibilità al 50% prevista nei precedenti regimi fiscali: grandi discriminanti questi, dell’attività intellettuale e formativa nonché (limitativa) dell’esercizio stesso dell’attività professionale.
Nell’immaginario collettivo si tende sempre a dire e sperare che nella vita non si possa mai peggiorare o retrocedere: augurio di tutti i freelance che anche il Governo la pensi così, e che l’anno prossimo non si debba combattere una battaglia ancora più ardua delle scorse.

Diana Montagna

Il Boom dei #voucher

Si compera dal tabaccaio, o alla posta, come una ricarica del telefono. Lo si usa per pagare la prestazione al lavoratore, il quale lo incassa con la stessa modalità, alla posta o dal tabaccaio, registrando le proprie generalità.
Con il voucher si paga qualunque lavoro, dal servizio di baysitting, alla ripetizione di greco anziché di matematica, al lavoro nei campi, vendemmia compresa.
Nel caso degli agricoli ci sono delle limitazioni, non si può avere più di 25 anni, oppure si deve essere in pensione. In altri settori non ci sono limitazioni precise: basta che il lavoratore non percepisca più di sette mila euro all’anno come compenso sotto forma di ticket. In pratica una variante, tutto sommato originale della prestazione a ritenuta d’acconto.
Il voucher però è a burocrazia zero, talmente generico da servire per tutto, con l’obiettivo, dichiarato, di essere uno strumento per l’emersione del lavoro nero, perché consente di registrare il lavoratore che incasso il buono, quindi è nominale nel momento della riscossione.

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La novità non è tanto il boom dei voucher, con dati che segnano un trend consolidato ed esponenziale da quando il sistema è entrato in vigore, ovvero l’anno 2008, quanto piuttosto il consolidarsi del dato su tutto il livello nazionale. Nel 2015 il boom riguarda il sud Italia, mentre al Nord lo strumento si è radicato definitivamente l’anno scorso.
Insomma il dato tendenziale rivela un aspetto strutturale della flessibilità made in Italy, che assomiglia molto poco a quella della flessibilità che invece funziona nel resto dell’Europa, in particolare in quei mercati del lavoro maturi dove le agenzie per il lavoro garantiscono un accesso al mercato del lavoro efficiente attraverso lavori flessibili.
In Italia la quota del mercato del lavoro di somministrati, cioè di interinali si avvicina al 15%, dato che è cresciuto con il JobsAct, e i lavoratori che usano i Voucher sono più di un milione. A questi si aggiungono le ritenute d’acconto e poi le finte Partite IVA, e si ottiene un mercato sempre più polarizzato e segmentato, schizofrenicamente impegnato a inquadrare il lavoro in contratti, tipologie ed eccezioni.
E mentre si discute di rinnovo di contratti e di contrattazione a livello locale i dati mostrano come le aziende ricorrono a buoni che si comperano in tabaccheria e valgono per tutti, come fossero assegni al portatore, usati ed abusati per ogni tipologia di occupazione.
Laddove il legislatore ne ha limitato l’utilizzo, e i controlli sono stati costanti, il voucher non ha registrato abusi. In tutto gli altri settori lo strumento è servito per coprire comportamenti spesso illeciti, in un contesto dove i costi del lavoro sono spesso onerosi al punto da invitare all’esternalizzazione del sevizio, e da innescare pratiche di dumping il più delle volte spietate e insostenibili con comportamenti virtuosi.
Il voucher, o meglio l’abuso del Voucher, è il sintomo, più che la malattia, che ha radici più profonde e spesso non è mai stata curata con il successo che da più parti si auspicava.
Il Ticket in sè è un pezzo di carta, e nulla di più. Diventerà presto il simbolo della precarietà più odiosa, che è condizione molto diversa da quella della flessibilità, garantita e regolamentata in maniera molto precisa, quindi decisamente più cara degli standard di retribuzione del lavoro normale. A meno che opportunamente regolamentato tornerà ad essere il mezzo per pagare le ripetizioni o i lavoretti che arrotondano la pensione.
Diego Castagno