#GlocalNews torna, a #Varese

Oggi apre Glocal News, il Festival del giornalismo online organizzato da VareseNews sotto il patrocinio di Eni. Dall’incantevole costiera frastagliata di Monterosso della scorsa edizione primaverile ci spostiamo ora nello scenario di Varese, che all’interno di palazzi storici, un teatro e la Camera di Commercio ospita gli incontri di Glocalnews.
Dalle 14,30 di oggi fino alle 13 di domenica 22 novembre si susseguiranno una serie di panel, workshop e momenti di dibattito condotti dagli attori del giornalismo del nuovo millennio, dalle storiche testate cartacee alle più recenti forme di testate online. Per tre giorni a stretto contatto con il pubblico. Già, il “pubblico”, che in un’occasione del genere assume le sfaccettature più disparate: dai professionisti “istituzionali” ai giornalisti in “cattedra” fino alla svariata moltitudine di freelance che col giornalismo hanno a che fare tutti i giorni, per dovere o piacere che sia.

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Il giornalismo si evolve: assume connotazioni diverse di pari passo con la cultura, le mentalità e le tecnologie, ma anche rispetto le culture aziendali, esplicandosi nelle forme e modi più disparati.

L’era del 2.0 sembra ormai superata, parlare di 4.0 è quasi banale: oggi il giornalismo diventa una vera e propria leva di marketing strategico. Fare giornalismo o trovarsi a stretto contatto con esso permette di addentrarsi nelle dinamiche più intime delle strategie aziendale, scoprire le leve di successo degli influencer del mercato, ma anche di capirle a fondo, sul serio, facendo nascere dei veri think tank, che a volte si affermano anche a livello mondiale.
Il giornalismo on line si sta diffondendo a macchia d’olio come strumento per raccontare e raccontarsi, affermare la propria individualità a colpi di tastiera e dilagando la propria professionalità ad ampio spettro: “glocal” appunto, dove la visione di insieme e il campo di azione del giornalista si sposano con le proprie peculiarità distintive locali. Personalità, competenze, territorio di appartenenza ma anche il linguaggio stesso vengono enfatizzati nelle loro diversità, che rappresentano la vera ricchezza, il vero capitale del business.
Quest’anno a GlocalNews si riscopre la “lentezza”: ovvero come questa nella comunicazione diventi valore umano, sociale e strategico d’impresa. Negli anni in cui non c’è giustificazione al non essere multitasking, eternamente connessi e pronti a rispondere, occorre agire, pensare e scrivere “slow” al fine di cogliere la vera essenza delle azioni e degli obiettivi sui quali concentrarsi: in chiave “digitale”ovviamente.
Così in piena fase “dopo Expo”, in cui la sharing economy fa da traino ai nuovi valori all’insegna del rispetto dell’ecologia e della biodiversità, ma anche del trattamento dei dati e delle fonti istituzionali, si cerca di accogliere l’eredità di questa nuova consapevolezza ridisegnando una sorta di piano regolatore della comunicazione, Glocal.
Il programma di GlocalNews, Varese, dal 19 al 22 novembre: http://www.festivalglocal.it/programma-2015/
Diana Montagna

#Freelance’s Mood

Sabato 24 ottobre Acta ha organizzato il Freelance Day in Toolbox, il poliedrico coworking di Torino. Una giornata di incontri, workshop e panel dedicati ai freelance di tutta Italia, con grande partecipazione, e variegata, di liberi professionisti di tutte le età e di tutti i settori.
Un occasione per affrontare i temi che ci toccano più da vicino, discuterne insieme, fare rete. L’approccio è quello di Acta, l’associazione dei freelance, che in uno spazio come quello di Toolbox trova il giusto contesto, favorevole alla condivisione di esperienze e competenze per un beneficio comune.
Acta dal 2004 si preoccupa di dare la giusta rappresentanza ai professionisti del “terziario avanzato”: tutti quei lavoratori autonomi generalmente al di fuori degli Ordini e Albi professionali, accomunati dal rivolgersi a clienti sia pubblici che privati, ma privi di rappresentanza del mondo del lavoro. Da anni Acta si batte con il Governo per richieste di equità, riforme che mirino all’eliminazione di discriminazioni e all’estensione di diritti che dovrebbero essere universali, con un occhio di riguardo al welfare e al fisco.

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Il FreelanceDay quest’anno è alla seconda edizione, e il successo è stato garantito da una grande partecipazione di freelance provenienti da tutta Italia. Durante tutta la giornata sono stati allestiti dei corner dedicati a consulenze individuali molto accattivanti, ovvero di grande attualità: “DemolitionBio”, “HorrorPictureShow” e “VisualIdentityCheckUp” solo per citarne alcuni, senza dimenticare il sempre affollato “FreelancePsychiatricHelp”.
Nelle sale a disposizione del coworking invece sono stati ambientati i diversi panel e workshop in programma: alcuni nella cucina comune, altri nelle “aule studio/lavoro” generalmente a disposizione dei coworkers stessi. Sono stati toccati gli argomenti più disparati, al fine di informare, discutere e confrontarsi a 360° con un approccio senza barriere.
Dall’orientamento e consigli per i giovani freelance fino alle “istruzioni” su come fare un sito web, come e quanto farsi pagare o come redarre un contratto, passando dall’analisi degli strumenti a disposizione per gestire il tempo, la famiglia e il lavoro stesso.
Un susseguirsi di occasioni di confronto e dibattiti al fine di aggiornarsi e mettersi al riparo dai rischi ma anche dalle riforme, le malattie e i vari inconvenienti nei quali si può imbattere un freelance.
La costituzione italiana afferma che siamo una repubblica fondata sul lavoro, e Acta rivendica tutto il lavoro, non solo quello dipendente: unendo le differenti forme di lavoro indipendente in un’unica rete e andando oltre le organizzazioni per singole professioni.

Diana Montagna

Il #JobsAct per i #Freelance

La legge di stabilità 2016 guarda per la prima volta ai freelance: dopo anni di battaglie sono stati ottenuti alcuni risultati riguardanti la disciplina e la tutela dell’attività professionale e della sfera privata.
I freelance in Italia sono sempre stati considerati dei lavoratori di serie B, con meno tutele e molti più oneri rispetto ai lavoratori dipendenti, finiti nel dimenticatoio de legislatore e dei sindacati. Ora per la prima volta vengono previste norme e agevolazioni dedicate, tanto da parlare del “JobsAct del freelance”.

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E’ stata bloccata l’aliquota per i contributi previdenziali degli iscritti alla gestione separata al 27,72%, nell’ottica speranzosa che un giorno possa abbassarsi al 24% come per tutti gli altri, indipendentemente dall’ordine o categoria di appartenenza.
Il Governo intende eliminare quelle discrasie tra il potere contrattuale del professionista e del committente: in primis sarà vietata la rescissione senza preavviso e unilaterale dei contratti senza un adeguato risarcimento, nonché l’introduzione del diritto allo sfruttamento della proprietà intellettuale delle invenzioni.
Oggi i lavoratori autonomi vengono tassati con una aliquota sostitutiva del 15% purché il fatturato resti sotto una certa soglia che cambia a seconda del tipo di attività. Nel caso dei free lance si parla di 15 mila euro l’anno. Il governo vuole aumentare la soglia al di sotto della quale viene applicata l’aliquota sostitutiva del 15%. Nel caso dei free lance si arriverà a 30 mila euro l’anno. Inoltre verrà introdotta un’aliquota agevolata per i primi 5 anni di attività al 5% (sempre per redditi fino al tetto di 30 mila euro). Questo paragrafo l’ho copiato uguale da un articolo del corriere, era scritto troppo bene e nn riuscivo a cambiarlo!
Per la prima volta è stato riconosciuto lo smartworking, concordando con l’Inail una modalità che consente l’assicurazione del lavoratore che opera da casa senza oneri maggiori per l’azienda.
Grandi novità nell’ambito delle tutele. Per quanto riguarda il rispetto dei termini di pagamento ad esempio, alla scadenza dovrebbe scattare automaticamente il risarcimento sin dal primo giorno di ritardo.
Un occhio di riguardo è stato dedicato anche alla sfera privata, perché anche i freelance si ammalano e hanno una famiglia, come tutti i comuni mortali: in caso di malattia grave per oltre 60 giorni possono astenersi dal versamento dei contributi previdenziali, parallelamente all’equiparazione alla degenza ospedaliera dei periodi di degenza domiciliare certificata come conseguenza di malattie gravi.
Inoltre le mamme freelance non avranno più l’obbligo di astensione dal lavoro per poter fruire dell’indennità di maternità, una misura richiesta da anni in quanto discriminante della figura di donna e mamma, che in molti casi si può permettere di portare avanti una gravidanza lavorando senza incorrere in rischi e complicazioni.
Inoltre i congedi parentali dovrebbero essere estesi sino a 6 mesi (attualmente sono 3 mesi) e dovrebbero essere fruibili anche dai papà.
Dal punto di vista delle agevolazioni è stata finalmente prevista l’ eliminazione dei vincoli che impediscono l’accesso dei professionisti autonomi ai bandi pubblici e la deducibilità totale delle spese di formazione, sino ad un massimo di 10.000 euro, senza alcun vicolo di accreditamento, contro la deducibilità al 50% prevista nei precedenti regimi fiscali: grandi discriminanti questi, dell’attività intellettuale e formativa nonché (limitativa) dell’esercizio stesso dell’attività professionale.
Nell’immaginario collettivo si tende sempre a dire e sperare che nella vita non si possa mai peggiorare o retrocedere: augurio di tutti i freelance che anche il Governo la pensi così, e che l’anno prossimo non si debba combattere una battaglia ancora più ardua delle scorse.

Diana Montagna

Il #Mismatch tra #lavoro e #formazione

Un recente studio dell’ILO, condotto da Theo Sparreboom, stima in una percentuale che varia tra il 25 e il 45 per cento il numero dei lavoratori che in Europa sono sovra o sotto qualificati per il tipo di lavoro svolto. La percentuale varia secondo i diverso paesi membri, e quantifica in maniera immediata il fenomeno del mismatch tra offerta e domanda di lavoro nel vecchio continente. Tra i lavoratori sovra-qualificati, le donne e i giovani sono sovra rappresentati.
Più nel dettaglio lo studio dell’ILO rivela che mentre il numero dei sovra-qualificati è cresciuto tra il 2002 e il 2012, quello dei sotto-qualificati è sceso nella maggior parte dei paesi. Una delle cause è probabilmente l’impatto della crisi economica globale, ma non solo. Le competenze fornite ai lavoratori spesso non corrispondono a quelle ricercate dai datori di lavoro.

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Una azienda funziona meglio quando riesce a trovare le persone giuste e le mette nel posto giusto. Sembra banale, o quasi impossibile, ma non è così.
Basta spostare la selezione dei candidati non sulla sola formazione ma sulle competenze e sulle capacità che il candidato dimostra di avere.
In altre parole basta rimettere al centro la persona, che è molto di più di quello che ha imparato fino all’ atto del colloquio, o di quello che sarà il suo contratto di lavoro. Nonostante le condizioni in cui la “persona” si forma e acquisisce le competenze non siano le migliori possibili.
Mancano i servizi in grado di collocare le risorse e opportunità di formazione, e soprattutto manca la capacità di stabilire relazioni efficaci tra scuola e formazione da un lato e mondo del lavoro dall’ altro.
Le possibili soluzioni, sulle quali si discute da tempo non solo in Italia, sono individuabili nel rafforzamento di sistemi di apprendistato di qualità per i giovani, sistemi in grado di collegare la scuola e la formazione alle pratiche del lavoro concreto. A questo si deve aggiungere la necessità di garantire alti livelli di istruzione e la possibilità di favorire la diffusione della formazione permanente a tutti i lavoratori.
Nel nostro Paese le riforme in atto sulla scuola e sul mondo del lavoro sembrano andare in questa direzione, promuovendo, e rendendo necessario un nuovo sistema che metta in rete le risorse del pubblico e del privato, un dialogo dinamico e costruttivo tra le parti sociali e le amministrazioni pubbliche e la condivisione dei costi tra il pubblico e il privato al fine di impiegare le risorse per garantire servizi per l’impiego efficienti.
Elisa Todesco