Il #JobsAct per i #Freelance

La legge di stabilità 2016 guarda per la prima volta ai freelance: dopo anni di battaglie sono stati ottenuti alcuni risultati riguardanti la disciplina e la tutela dell’attività professionale e della sfera privata.
I freelance in Italia sono sempre stati considerati dei lavoratori di serie B, con meno tutele e molti più oneri rispetto ai lavoratori dipendenti, finiti nel dimenticatoio de legislatore e dei sindacati. Ora per la prima volta vengono previste norme e agevolazioni dedicate, tanto da parlare del “JobsAct del freelance”.

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E’ stata bloccata l’aliquota per i contributi previdenziali degli iscritti alla gestione separata al 27,72%, nell’ottica speranzosa che un giorno possa abbassarsi al 24% come per tutti gli altri, indipendentemente dall’ordine o categoria di appartenenza.
Il Governo intende eliminare quelle discrasie tra il potere contrattuale del professionista e del committente: in primis sarà vietata la rescissione senza preavviso e unilaterale dei contratti senza un adeguato risarcimento, nonché l’introduzione del diritto allo sfruttamento della proprietà intellettuale delle invenzioni.
Oggi i lavoratori autonomi vengono tassati con una aliquota sostitutiva del 15% purché il fatturato resti sotto una certa soglia che cambia a seconda del tipo di attività. Nel caso dei free lance si parla di 15 mila euro l’anno. Il governo vuole aumentare la soglia al di sotto della quale viene applicata l’aliquota sostitutiva del 15%. Nel caso dei free lance si arriverà a 30 mila euro l’anno. Inoltre verrà introdotta un’aliquota agevolata per i primi 5 anni di attività al 5% (sempre per redditi fino al tetto di 30 mila euro). Questo paragrafo l’ho copiato uguale da un articolo del corriere, era scritto troppo bene e nn riuscivo a cambiarlo!
Per la prima volta è stato riconosciuto lo smartworking, concordando con l’Inail una modalità che consente l’assicurazione del lavoratore che opera da casa senza oneri maggiori per l’azienda.
Grandi novità nell’ambito delle tutele. Per quanto riguarda il rispetto dei termini di pagamento ad esempio, alla scadenza dovrebbe scattare automaticamente il risarcimento sin dal primo giorno di ritardo.
Un occhio di riguardo è stato dedicato anche alla sfera privata, perché anche i freelance si ammalano e hanno una famiglia, come tutti i comuni mortali: in caso di malattia grave per oltre 60 giorni possono astenersi dal versamento dei contributi previdenziali, parallelamente all’equiparazione alla degenza ospedaliera dei periodi di degenza domiciliare certificata come conseguenza di malattie gravi.
Inoltre le mamme freelance non avranno più l’obbligo di astensione dal lavoro per poter fruire dell’indennità di maternità, una misura richiesta da anni in quanto discriminante della figura di donna e mamma, che in molti casi si può permettere di portare avanti una gravidanza lavorando senza incorrere in rischi e complicazioni.
Inoltre i congedi parentali dovrebbero essere estesi sino a 6 mesi (attualmente sono 3 mesi) e dovrebbero essere fruibili anche dai papà.
Dal punto di vista delle agevolazioni è stata finalmente prevista l’ eliminazione dei vincoli che impediscono l’accesso dei professionisti autonomi ai bandi pubblici e la deducibilità totale delle spese di formazione, sino ad un massimo di 10.000 euro, senza alcun vicolo di accreditamento, contro la deducibilità al 50% prevista nei precedenti regimi fiscali: grandi discriminanti questi, dell’attività intellettuale e formativa nonché (limitativa) dell’esercizio stesso dell’attività professionale.
Nell’immaginario collettivo si tende sempre a dire e sperare che nella vita non si possa mai peggiorare o retrocedere: augurio di tutti i freelance che anche il Governo la pensi così, e che l’anno prossimo non si debba combattere una battaglia ancora più ardua delle scorse.

Diana Montagna

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